Svezzamento o alimentazione complementare?

Ormai è innegabile che il latte materno sia l’alimento più idoneo per il lattante,  provato da numerose ricerche e ratificato dalle raccomandazioni dell’OMS, che lo consiglia come alimento esclusivo sino ai sei mesi e considera l’introduzione di cibo solido  come complementare all’allattamento, che può proseguire anche sino ai due anni di vita del bambino, senza problemi.

Sembrerebbe una banalità, ma non dimentichiamo che negli anni 60 e 70 le mamme dovevano combattere con la presunta superiorità del latte in formula e con la nascente industria degli alimenti per l’infanzia.

A partire dal sesto mese dunque ed in genere quando il bambino ha acquisito le giuste competenze psicomotorie (è in grado di restare seduto diritto, apre la bocca per inghiottire e non solo per suggere, mostra interesse per il cibo degli  adulti…) si può cominciare ad introdurre alimenti.

E qui cominciano  le scelte ed il ventaglio delle possibilità, perchè negli ultimi anni accanto allo svezzamento tradizionale, si sono affiancate metodologie come l’autosvezzamento ed il baby lead weaning. Vediamo di cosa si tratta.

Innanzi tutto una grossa conquista: anche il cibo industriale per l’infanzia ha perso la sua aura di cibo fondamentale al bambino: ogni svezzamento può essere tranquillamente svolto con il cibo di casa, preparato dalla famiglia. Sempre più pediatri riconoscono i vantaggi di far entrare in contatto il bambino con l’alimentazione “casalinga”, che egli conosce benissimo, avendola già assaggiata attraverso la mamma durante la gravidanza. L’IRCCS Burlo Garofalo propone un manualetto  di buone pratiche al riguardo in cui si evince che i parametri dello svezzamento sono profondamente cambiati: se prima era il momento in cui far crescere velocemente il piccolo con pappe super sostanziose, ora di parla di venire incontro alle reale esigenze di nutrienti, senza forzare la crescita o proponendo qualunque cibo “purchè mangi”.

Data questa premessa, vediamo i consigli per la nostra alimentazione complementare:

  1. svezzemento classico: è regolato dal pediatra, che propone alimenti in scaletta a seconda dell’età del bambino. Il piccolo mangia di solito  in orari diversi da quelli familiari. Vengono usati alimenti omogeneizzati o liofilizzati. Il bimbo è imboccato con il cucchiaino.
  2. autosvezzamento: lo regola la famiglia assieme al bambino, che acquisite le giuste competenze e mostrando interesse mangia assieme ai genitori lo stesso cibo, sminuzzato o frullato opportunamente secondo l’età. Si usa il cucchiaino, ma il bimbo può mangiare anche con le mani e si autoregola nelle quantità.
  3. baby lead weaning: il bimbo partecipa ai pasti ed il suo cibo è ridotto alle dimensioni del suo pugno: mangia da solo senza cucchiaino e si autoregola nelle quantità.

Cosa propongo? La mia esperienza nello svezzamento è ventennale ormai e con piacere mi imbatto finalmente in un concetto, il “responsive feeding” che ho sempre sostenuto: la famiglia si deve proporre come esempio di mangiare sano, perchè è molto più importante il “mangia come me” che il “mangia che ti fa bene”, che non hai mai convinto nessun bambino. In più il momento del pasto deve essere sereno in doppio senso, per il bambino che deve ritrovare la stessa tranquillità e piacere dell’allattamento e per la mamma, che deve trasmettere serenità nel proporre alimenti e consistenze di cui è sicura.

Diventa quindi importante una riflessione che parta dalla famiglia sulla propria alimentazione (che modello alimentare vogliamo proporre?), sulla qualità degli alimenti (provenienza del cibo, metodi di coltura, freschezza), sulla sicurezza (uso corretto dei metodi di conservazione e cottura).

Lo svezzamento che propongo è quindi a misura di famiglia e bambino: voglio cominciare introducendo gli alimenti poco alla volta? Bene, ma rispettiamo la fisiologia ed il timing del bambino, senza usare liofilizzati ed omogeneizzati. Perchè non usare l’autosvezzamento, tanto comodo, imparando a cucinare pasti sani per tutta la famiglia? E se mi fido ormai del mio bimbo perchè non lasciarlo fare, magari con alimenti preparati ad hoc, riducendo il rischio di soffocamento?

E perchè non usare gli alimenti come integratori (nutraceutica pediatrica) quando occorra riequilibrare, migliorare determinate funzioni o lo stato di salute in generale?

Anche qui offro un percorso personale attraverso le consulenze, i corsi di svezzamento ed il food training

 

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