Svezzamento, una nuova interpretazione

La parola svezzare, con il suo significato di “togliere il vezzo”, l’abitudine, sta diventando molto stretta per descrivere quello che negli ultimi anni si sta muovendo nel mondo dell’alimentazione nella fascia 6-12 mesi, ma la sua versione corretta ed aggiornata: “alimentazione complementare responsiva” ha bisogno di essere spiegata e non è così immediata. Così, andiamo a scoprire di cosa si tratta.

Alimentazione complementare

Per prima cosa, diamo per assodato ed ormai scientificamente validato che la miglior alimentazione per il bambino 0-6 mesi è l’allattamento al seno (o quello con latte formulato, ove non possibile), il cibo solido diventa complementare a questo: si affianca e non sostituisce il latte, che resterà fondamentale almeno sino ai 12 mesi.

Responsiva

Al secondo punto, il concetto di responsività[1]: si rifà sia a come il genitore interagisce con il bambino (responsive parenting), sia a come risponderà ai segnali di fame e sazietà del piccolo e le scelte alimentari che proporrà (responsive feeding).

Il genitore responsivo è autorevole, ma non autoritario: è in grado di riconoscere i bisogni del bambino attraverso i segnali che lancia e li soddisfa in un clima amorevole ed incoraggiante. Insomma, quello che ciascun genitore ha imparato a fare in sei mesi: il bimbo piange e gli offriamo il seno o il biberon, amorevolmente e pazientemente.

L’alimentazione responsiva è fatta di esempio e di ascolto: il bambino impara a mangiare guardando i genitori, riceve lo stesso cibo (opportunamente trattato e con poche eccezioni), viene rispettato nei suoi segnali di fame e sazietà, senza forzature.

E qui diventa più complicato, perché lasciare al bambino autoregolarsi sulle quantità (cosa che ha fatto benissimo sino al giorno prima con il latte) ci manda un attimo in ansia. Non siamo tutti pronti ad accettare una sua autonomia nel far da sé, toccando il cibo solido e portandolo alla bocca.

Suddividere la responsabilità

Ellyn Satter, dietista e terapista familiare, sin dagli anni 80 ha parlato di divisione di responsabilità:

  • I genitori provvedono: a loro la responsabilità di educare ad una alimentazione varia ed equilibrata, decidendo cosa, quando e dove mangiare
  • I bimbi decidono: hanno la responsabilità di decidere se e quanto mangiare di quello che i genitori propongono

Come dire: rispetto dei rispettivi ruoli, ascolto e fiducia. I bimbi che oggi assaggeranno solo un cucchiaino di cibo o schiacceranno tra le gengive solo un pezzettino di zucchina, si rifaranno al prossimo pasto con il latte o a quello dopo ancora con altro cibo.

Da dove si comincia?

Qual è il cibo solido più idoneo con cui comincerò “lo svezzamento”?

Quello che ha mangiato la mamma durante la gestazione: i sapori che il piccolo ha già imparato e che sono già stati ri-conosciuti dal sistema immunitario.  E continuerò con i cibi di famiglia, cercando prodotti freschi, di stagione, alimenti selezionati e di qualità, trasformati in casa senza ricorrere all’utilizzo di alimenti preconfezionati per l’infanzia (a meno che non si voglia, ma non sono necessari).

Il cibo potrà essere schiacciato, frullato, offerto a pezzetti gestibili dal pugnetto del piccolo.

E se l’autosvezzamento ci spaventa (abbiamo visto l’importanza dell’atteggiamento, amorevole e senza ansia) l’importante, se gestiamo noi l’imboccata, decidendo di dare una classica pappa sul cucchiaino, è rispettare i no del bambino (testina che si gira, perdita di interesse, chiusura della bocca, spingere via il cibo…) senza inseguirlo con il cibo.

Nei corsi di svezzamento al naturale che propongo, più che svezzare il bambino, mi occupo di …svezzare il genitore, cioè di aiutarlo a portare in casa un’alimentazione più sana, riflettendo sulla qualità del cibo e sulle proprietà degli alimenti, aiutandolo a gestire i primi dubbi, tanto ci penserà il piccolo, col passare dei mesi a fugarli tutti, mostrando di acquisire velocemente competenze e autoregolazioni spettacolari.

Un menù per tutti

Un esempio è il problema del sale: tra le raccomandazioni troviamo di non aggiungerlo nel pasto del piccolo. Casualmente, è circa la stessa raccomandazione che viene data anche a noi: limitare l’uso del sale in cucina. Perché quindi, anziché limitarci a togliere la porzione per il piccolo prima di aggiungere il sale per noi, non cominciamo a creare dei piatti con meno sodio aggiunto possibile, ma allo stesso tempo buoni e gustosi per tutti?

Abbiamo il sale naturalmente presente nei cibi e quindi possiamo cucinarli preservando la loro sapidità e utilizzare, senza esagerare, cibi che contengono molto sodio al posto del sale, come i formaggi (parmigiano reggiano) o le olive, oppure usare esaltatori naturali di sapidità come il succo di limone e le erbe aromatiche.

In pratica…

Potete seguire una piccola lezione linkando a questi due video sul canale Youtube del mio studio di Naturopatia, Benessere su Misura: un primo video in cui impareremo i trucchi per esaltare la sapidità dei cibi ed un secondo dove li metteremo in pratica cucinando un piatto unico.


[1] L’alimentazione complementare responsiva, Maurizio Iaia, Il pensiero scientifico Ed.

Una nuova strada per lo svezzamento

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