Lo so: anche due anni fa, come Benessere su Misura avevo scritto un articolo al riguardo, lo trovate qui, ma continuo a ribadire che è un argomento che mi sta a cuore: la corretta informazione al consumatore.

In sintesi: sulla buccia di molti agrumi troviamo agenti di trattamento (cere) ma anche trattamenti post- raccolta (fungicidi, antimuffa…) che ne garantiscono sicurezza alimentare e conservabilità durante i viaggi nel GMG (grande mercato globalizzato).

Sin qui nulla di male: ne siamo informati grazie all’etichetta che in base all’entità dei trattamenti certifica la non edibilità o meno della buccia. Nei miei corsi di cucina “benessere”  ne parliamo sempre.

Resta poi una considerazione personale del perchè pago dei soldi per buttare via più del 50% di un prodotto che compro, ma la vera domanda è: ma la buccia non edibile viene effettivamente buttata via?

La risposta non è scontata. Ho fatto una ricerca personale ad esempio tra baristi, cocktail bar ed altro e non ho trovato nessuno che si è posto il problema: ma la buccia dell’arancio, il pestato di lime che sto usando, è edibile? Qualcuno ha avuto dubbi per la buccia di limone del thè, usando prodotti non trattati ma la maggior parte dei baristi no.

In particolare, come la mia attenzione è andata all’uso dell’Imazalil, uno dei fungicida più usati, un prodotto solubile sia in acqua che in alcol.

Attenzione che ha meritato anche un’interrogazione europea, con allegata risposta: in sintesi:” …L’esposizione ai residui nei livelli stabiliti è sicura per tutti i gruppi di consumatori europei”.

Per tutti gli inquinanti e per le sostanze tossiche esistono dei livelli massimi di assunzione dei residui la cui presenza (o assenza) viene rigidamente monitorata dagli organi di controllo preposti (Nas, aziende sanitarie…), ma la questione residui resta comunque un campo spinoso.

Ad esempio questa ricerca del 2008 si pone la domanda dei residui di pesticidi nei soft drink a base di frutta e trovandone, constata che i livelli di assunzione sono bassi se consideriamo il consumo del frutto, ma sono altissimi (più di 300 volte) se consideriamo la bevanda alla luce dei livelli di assunzione previsti per l’acqua.

Teniamo poi presente che noi ci imbattiamo in residui di ogni tipo nei limiti della norma (nell’aria, acqua e cibo) ma non ci sono studi sull’effetto cumulativo dei residui sulla nostra salute. Qualcuno aveva provato a porsi il problema degli effetti cumulativi, soprattutto pensando ai bambini (ad esempio nel 2000 l’amministrazione Clinton- Gore negli USA) ma il problema è globale e tocca molti interessi.

Come al solito non vi offro risposte, ma solo considerazioni; sicuramente, a livello personale, se posso scegliere, preferisco bermi un additivo in meno.

E nel dubbio qualcuno ha pensato anche a possibili soluzioni per non usare la buccia incriminata e godersi un mojito Imazalil free e…Benessere su misura approvato.

 

 

Un mojito al fungicida, grazie
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